venerdì, maggio 30, 2008
Carla, note di viaggio.
A volte esseri grandi, annegano nel tormento dell'insicurezza, del vuoto. Questo è quello che è accaduto ad una mia grande amica che, sul quaderno, mi scrisse questo:
L'alpinista
Ce l'abbiamo quasi fatta. La cima è vicina. Scorgo nuvole che sorridono ironiche a quel piccolo essere che arranca sulle rocce, cercando, con gli ultimi sforzi di arrivare in quel luogo di serenità ai piedi del cielo.
Mi sento un'aquila ferita, forse sto cercando il mio nido e nonb lo trovo. Scorgo raggi di sole che abbagliano i miei occhi stanchi.
Le mani afferrano quello di cui non ho bisogno, ma il guaio è che non so se ci arriverò.
La cima mi ospiterà e io non saprò come ringraziarla, e allora..
Allora ritorno indietro e ricomincio daccapo.
Ricorda Kamal, era il 1996...
L'alpinista
Ce l'abbiamo quasi fatta. La cima è vicina. Scorgo nuvole che sorridono ironiche a quel piccolo essere che arranca sulle rocce, cercando, con gli ultimi sforzi di arrivare in quel luogo di serenità ai piedi del cielo.
Mi sento un'aquila ferita, forse sto cercando il mio nido e nonb lo trovo. Scorgo raggi di sole che abbagliano i miei occhi stanchi.
Le mani afferrano quello di cui non ho bisogno, ma il guaio è che non so se ci arriverò.
La cima mi ospiterà e io non saprò come ringraziarla, e allora..
Allora ritorno indietro e ricomincio daccapo.
Ricorda Kamal, era il 1996...
Che sorpresa...
Che sorpresa andare alla ricerca di qualcosa e trovare qualcosa che riporta anni addietro...cercavo una lettera da inviare ad un concorso, ma non l'ho trovata. Tra blocchi e quaderni scritti parzialmente e abbandonati, ho trovato un quaderno "vissuto". L'ho preso in mano come se l'avessi visto per la prima volta. E' un quaderno scolastico, Pigna. Sulla prima pagina, un riquadro per scrivere i propri dati: nome, cognome, materia, scuola, indirizzo, classe.
Avevo scritto in grande con calligrafia rotonda e biro blu "Carla
Note di viaggio" Ah, ma allora è da anni che mi sento in viaggio!
Nel quaderno sono infilati dei fogli di racconti, pensieri, inviati alla Community dei miei amici di allora. Ci sono anche dei dialogi, forse delle chat, molto interessanti. Sono stupita: è come se avessi conosciuto la "me stessa di allora" solo in questo momento. 36 anni, mamma, 3/4 della vita trascorsi in aeroporto, un turbine di energie. Quante cose sono accadute in questi 11, 12 anni: è terribile e meraviglioso. Mi aggancio momentaneamente ai post "Gratitudine", per ricopiare questa pagina di diario, datata 25 gennaio 1997.
Alba
E' un'alba qualsiasi, una delle tante: trascino il mio sonno attraverso il varco di Polizia, indolente, pigra. Ripongo borsa e telefonino sul nastro che scruta tutti i piccoli pezzi di sicurezza che porto con me.
Accidenti: le sei meno un quarto del mattino e voi sembrate svegli da ore. Gli occhi scivolano sui contenitori di bagagli già chiusi.
Accanto agli aeromobili la sagoma di una bara riposta accanto al mezzo veloce che la condurrà verso un luogo desiderato o ritenuto giusto da altri.
Chi ha fatto la notte mi saluta e sorride. Li ammiro, mentre cerco i colori in lontananza: il grigio così normale, le fasce dell'azzurro ed il rosa pallido dell'alba.
Sergio dice "i colori del metano", sai certi prodotti creano strani effetti ottici...
Marco sorride al mio voler cercare del romanticismo anche nel piazzale di un aeroporto.
Eppure ne ho bisogno.
Io che vi trascorro tre quarti della mia vita, come Sergio, come Marco, come Frank, che si allerta subito se alle 6 del mattino non vede tutte le attrezzature al loro posto.
Eppure sono quei colori che in certe mattine mi fanno sorridere ed accettare questo odore acre di nafta; ridere se un Airbus per poco non mi piglia sotto, mentre lo ricoverano per accertamenti sotto l'hangar (come un bambino).
E' l'arancio di certi imbrunire, in lontananza, verso l'ATA, che mi fanno impazzire, pensando, credendo che ci si possa ancora commuovere davanti a certi cromatismi, sebbene prodotti da misteriose chimiche, da artifici lontani dalla semplicità naturale.
E rimango a guardarli dalla finestrella misera dell'ufficio, i ragazzi che bevono il caffè e si preparano alla fatica, al sudore, alle arrabbiature. Sorridono, osservandomi dall'altra parte del vetro.
A volte, alle sei del mattino, è difficile far carburare persino i sentimenti: guardando quel quadrato di colori, in lontananza riesco ancora a sentirmi battere forte il cuore. Perchè lo voglio sentire, perchè tra quelle quattro mura polverose e squallide, sporche e smarrite, è difficile far vibrare qualsiasi corda della propria anima.
E poi i ragazzi mi guardano curiosi:
"Allora, capo, si inizia?"
"Si ragazzi, fatevi sotto, stamane si balla di brutto, preparate i mezzi, preparatevi acarichi pesanti, a chiedervi mille volte come, perchè e fino a quanto."
Ma sorridete, come vi chiedo sempre, perchè valete ogni minimo carato di quanto date. Sorridete nonostante tutto. E fermatevi ogni tanto a guardare quei colori, ricordandovi cosa siete e quanto profondamente lo siete. Sorridete e smadonnate. Rideteci pure sopra a questi tre, quattro colori, che tanto fanno ironizzare Sergio e sorridere Marco.
Avevo scritto in grande con calligrafia rotonda e biro blu "Carla
Note di viaggio" Ah, ma allora è da anni che mi sento in viaggio!
Nel quaderno sono infilati dei fogli di racconti, pensieri, inviati alla Community dei miei amici di allora. Ci sono anche dei dialogi, forse delle chat, molto interessanti. Sono stupita: è come se avessi conosciuto la "me stessa di allora" solo in questo momento. 36 anni, mamma, 3/4 della vita trascorsi in aeroporto, un turbine di energie. Quante cose sono accadute in questi 11, 12 anni: è terribile e meraviglioso. Mi aggancio momentaneamente ai post "Gratitudine", per ricopiare questa pagina di diario, datata 25 gennaio 1997.
Alba
E' un'alba qualsiasi, una delle tante: trascino il mio sonno attraverso il varco di Polizia, indolente, pigra. Ripongo borsa e telefonino sul nastro che scruta tutti i piccoli pezzi di sicurezza che porto con me.
Accidenti: le sei meno un quarto del mattino e voi sembrate svegli da ore. Gli occhi scivolano sui contenitori di bagagli già chiusi.
Accanto agli aeromobili la sagoma di una bara riposta accanto al mezzo veloce che la condurrà verso un luogo desiderato o ritenuto giusto da altri.
Chi ha fatto la notte mi saluta e sorride. Li ammiro, mentre cerco i colori in lontananza: il grigio così normale, le fasce dell'azzurro ed il rosa pallido dell'alba.
Sergio dice "i colori del metano", sai certi prodotti creano strani effetti ottici...
Marco sorride al mio voler cercare del romanticismo anche nel piazzale di un aeroporto.
Eppure ne ho bisogno.
Io che vi trascorro tre quarti della mia vita, come Sergio, come Marco, come Frank, che si allerta subito se alle 6 del mattino non vede tutte le attrezzature al loro posto.
Eppure sono quei colori che in certe mattine mi fanno sorridere ed accettare questo odore acre di nafta; ridere se un Airbus per poco non mi piglia sotto, mentre lo ricoverano per accertamenti sotto l'hangar (come un bambino).
E' l'arancio di certi imbrunire, in lontananza, verso l'ATA, che mi fanno impazzire, pensando, credendo che ci si possa ancora commuovere davanti a certi cromatismi, sebbene prodotti da misteriose chimiche, da artifici lontani dalla semplicità naturale.
E rimango a guardarli dalla finestrella misera dell'ufficio, i ragazzi che bevono il caffè e si preparano alla fatica, al sudore, alle arrabbiature. Sorridono, osservandomi dall'altra parte del vetro.
A volte, alle sei del mattino, è difficile far carburare persino i sentimenti: guardando quel quadrato di colori, in lontananza riesco ancora a sentirmi battere forte il cuore. Perchè lo voglio sentire, perchè tra quelle quattro mura polverose e squallide, sporche e smarrite, è difficile far vibrare qualsiasi corda della propria anima.
E poi i ragazzi mi guardano curiosi:
"Allora, capo, si inizia?"
"Si ragazzi, fatevi sotto, stamane si balla di brutto, preparate i mezzi, preparatevi acarichi pesanti, a chiedervi mille volte come, perchè e fino a quanto."
Ma sorridete, come vi chiedo sempre, perchè valete ogni minimo carato di quanto date. Sorridete nonostante tutto. E fermatevi ogni tanto a guardare quei colori, ricordandovi cosa siete e quanto profondamente lo siete. Sorridete e smadonnate. Rideteci pure sopra a questi tre, quattro colori, che tanto fanno ironizzare Sergio e sorridere Marco.
venerdì, maggio 16, 2008
giovedì, maggio 15, 2008
Edith Piaf - a Nimegue - Non, Je Ne Regrette Rien(11/13)
Dolce e piccolo usignolo bistrato: ti ricordo nelle canzoni di mia madre, la voce roca che proveniva da uno stereo modernissimo, in legno scuro, orgoglio di papà. Ti si ascoltava in religioso silenzio. Gli adulti guardavano per aria, gli occhi persi in mille pensieri. Io mi stringevo nel mio golfino perchè, pur essendo piccola, la tua voce mi dava i brividi.
venerdì, maggio 09, 2008

SEMPRE GRATITUDINE
Ci sono momenti in cui pensiamo di conoscere oramai il mondo. Il mondo invece tamburella con le dita, ti guarda con sguardo ironico e ti fa capire che ti aspetta al varco. Non si sfugge, ma si ignora l'inevitabilità di questi momenti. I grandi consiglieri popolari dell'era moderna, i settimanali, nelle pagine del saper vivere, ti gridano di non perdere treni che, con ogni probabilità, nella vita non passano più. Non sono in grado, chissà perchè, di aggiungere che comunque, dovrai pagare un biglietto che costerà in base alla lunghezza del tragitto, ossia all'obiettivo più lontano che vorrai raggiungere. In ogni caso, faccio presente che anche in questo caso troveremo sul treno dei "portoghesi": si nasconderanno, di volta in volta, nelle toilette ed il biglietto non lo pagheranno, mai.
Il treno per me era rappresentato dal mio primo lavoro a contratto, dopo anni di collaborazioni esterne, di lavori saltuari, malpagati e senza referenze (il fatto di non dare referenze, soprattutto nel caso di collaborazioni esterne di lungo corso è tutt'ora molto diffuso ed ha lo scopo di non cadere nel tranello posto dal lavoratore che cerca di farsi assumere)
Non sapevo che tipo di lavoro sarei andata ad affrontare, non conoscevo nessuno che fosse impiegato in aeroporto: spesso, però, quando confidavo la novità, venivo inondata di sussiegosa e malcelata invidia. Capii che quel lavoro rientrava nei sogni di molte persone, era un lavoro da favola, da romanzo d'appendice.
Dopo il corso di preparazione, mi accorsi di quanto questi sogni fossero inconsistenti, di quanto le persone tendessero a ammantare di un'aura romanzesca professioni che mettono in condizione di relazionarsi col mondo intero, sia viaggiando, che restando fermi...
Mi accorsi subito che in questo lavoro, inizialmente dovevi operare una dicotomia: da una parte il razionale, la conoscenza del sistema informatico, le regole internazionali, le regole di ogni singola compagnia, i tempi di processo, il controllo dei documenti sia di viaggio che personali; dall'altra il resto, chiamiamolo cuore: educazione, disponibilità, accoglienza, adattabilità alle circostanze, risoluzione veloce dei problemi in souplesse.
Credo che sia normale, per certi versi, costruire la professionalità sull'armonizzazione e complementarità di questi due empirei. Un domani si incontreranno, intersecheranno, si contageranno ed infine creeranno un regno unico. Ma come, nella realtà storica, si rivela evidente che un processo simile tra due stati, può durare decenni ed assumere a volte toni
gravi, momenti di intensa tensione, guerre e massacri, prima di arrivare alla catartica pace, così, in alcuni impieghi a contatto con il pubblico, devi superare inizialmente una catastrofe cosmica dentro di te.
Non sai mai cosa ti puoi aspettare: inventiamo una nuova carta dei Tarocchi. L'Inatteso.
Inizialmente ero molto concentrata sull'aspetto razionale del lavoro: le nozioni dovevano diventare automatismi, da governare in scioltezza.
Non è che potessi far questo con clienti virtuali o comparse. Non potevo certamente mettere sul mio banco il cartello "P" neopatentato. Anzi, dovevo star molto attenta a non svelare la mia inesperienza, pena crisi di panico da viaggiatore nevrotico. Allora avevo appreso (e la scuola di teatro mi aveva offerto preziosi insegnamenti) a bluffare con arte. Si bloccava il sistema informatico, perchè avevo fatto una stupidata? Sorriso, scusi un momentaneo blocco del sistema.
martedì, maggio 06, 2008

GRATITUDINE 6
Questa immagine a fianco rappresenta il panorama che si presentava ad un responsabile del reparto passeggeri a mezzanotte (ossia alla fine dell'ultimo turno). I giochio, se Dio vuole, son fatti. Dopo aver preparato la relazione del giorno e averla inviata, dopo aver controllato il personale del giorno successivo e svariati altri compiti, si va a casa. Si timbra il cartellino. In parecchie occasioni, con la nebbia, gli scioperi, e d'estate, si fa una telefonata "non so a che ora torno a casa". Al di là del dovere (e non del senso del) non vai casa finchè qualcosa dentro ti affranca. Perchè vuoi che ogni cosa sia a posto, ogni persona, se anche non soddisfatta, abbia una sicurezza alla quale aggrapparsi. Tu offri un servizio e quel servizio, al di là del tuo rappresentare l'azienda per la quale lavori, ha il tuo nome ed il tuo cognome. Se prometti qualcosa, organizzi qualcosa, quel qualcosa deve avere una realizzazione ottimale: perchè lavori sul raggiungimento di un'obiettivo altrui e questo obiettivo può essere materiale (lavoro) o affettivo (ricongiungimenti famigliari) o di salute (cure). Questi sono tutti motivi molto seri, sui quali qualcuno ha investito molto o poco che sia. Devi poter guardare in faccia le persone, dritto negli occhi: perchè le persone, nel non luogo, si affidano a te e non sanno a chi altro affidarsi.
Devi poter contenere dubbi, paure, rabbie, insoddisfazioni e anche il dolore.
Soprattutto devi saper riconoscere tutti questi moti dell'animo: sei il responsabile, colui che rappresenta società di handling e compagnie aeree, colui che media tra impiegato e cliente e anche tra cliente e accompagnatore. Devi essere veloce, sveglio, propositivo, assertivo, cogliere al volo le occasioni, saper utilizzare tutti gli strumenti a tua disposizione, conoscere tempi, processi. Devi conoscere bene le persone con cui lavori, conoscerne la preparazione, i limiti, le capacità, la velocità, la disponibilità.
Devi saper relazionare con persone a tutti i livelli, con la persona umile e quella altolocata, quella disinformata e quella prepotente e petulante, senza lasciarti coinvolgere. Devi essere sul pezzo, sempre, in mezzo alla gente, ai tuoi sottoposti e se sei in ufficio devi sempre rispondere a qualsiasi chiamata: a volte a 10 chiamate consecutive, senza perdere, possibilmente, la pazienza....Ma devi anche conoscere i tuoi limiti, i tuoi tempi e la tua pazienza.
Un santo? No, un responsabile del reparto passeggeri. Per molti, queste caratteristiche sono indispensabili ed ovvie. Irrinunciabili. Sei pagato per questo. Sei pagato anche per esporti, per farti dileggiare, insultare, maltrattare e minacciare. Sei pagato per tentare di spiegare le problematiche, senza far apparire le enormi inadempienze altrui. Sei lo spaventapasseri, l'uomo di paglia, lo psicologo, il retore, l'avvocato delle cause (perlopiù perse) di chi spesso non ti ringrazia neppure, ma tant'è...sei pagato per questo.Sei l'immagine, l'apparenza che tutto fila e filerà bene: parola tua. E quando la parola, alla fin fine, non è di chi dovrebbe garantirla, ma tua, vedi ben di rispettare i patti, nell'interesse degli altri, ma anche nel tuo, o meglio della tua dignità.
Ma come si arriva a questo? Ma come cresce una tale capacità, disponibilità, sensibilità o pelo sullo stomaco? Come si timbra il cartellino e si torna a casa, senza gastrite, dolori psicosomatici, misantropia e stima per se stessi? Beh, è un gran mistero.
Posso solo dire come ci sono arrivata io, dopo quasi vent'anni di esperienza in più reparti, dei quali quello passeggeri è stato l'ultimo ed il primo in cui ho lavorato da ragazza...
Quella ragazza naif che era vissuta tra la bambagia: quell'Alice nel Paese delle Meraviglie che arrivava a casa, i primi tempi, spesso disgustata; che si sognava i passeggeri di notte, che molti hanno preso in giro, perchè ero ingenua, poco sveglia, poco furba.
Com'è possibile scrivere di tutto ciò con gratitudine?
Lo scoprirete leggendo.
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