Quando arrivai in aeroporto ero la quint’essenza del naif: una vera e propria Alice nel paese delle Meraviglie. Chiaramente, non è che traduzioni, fiere ed interpretariato (e neppure l’esperienza col teatro) avessero cambiato molto della mia persona: sicuramente avevo una autonomia di pensiero non indifferente, un senso critico piuttosto spiccato (quello non mi aiutò affatto) ed un notevole desiderio di indipendenza. Avevo molti interessi e le mie amicizie mi erano affini sia nell’educazione, sia nella curiosità culturale. Lo scempio che permisi che avvenisse sulla mia persona fu incredibile.
Come ho detto in precedenza, riuscii a farmi una piccola cerchia di amicizie sul lavoro. Con molti di loro avevo impostato legami superficiali, con altri, pochissimi, a dire il vero, stavo scoprendo, sulla base di affinità famigliari o simpatia reciproca, nuovi orizzonti: gli orizzonti erano quelli del volontariato serio, della passione dei viaggi, dell’informatica, della letteratura, della simpatia ed estroversione contagiosa. Quelli che tra di loro avranno voglia e tempo di leggere queste parole, vi si riconosceranno subito. A loro, alla loro presenza lego, in notevole parte, la mia resistenza in questo posto di lavoro. A loro la mia immensa gratitudine per aver reso meno doloroso il mio “inizio di partita”. A loro il mio immenso affetto per aver condiviso momenti brutti, bizzarri o curiosi, per essersi aperti a me con generosità, per il loro affetto. “Loro” sono i colleghi di tutti i reparti in cui ho lavorato. Non solo quelli che avevano la mia stessa mansione, bensì, più tardi, coloro che, per ruolo, fui
Costretta a chiamare “sottoposti”. Questi pistolotti logorroici che scrivo con tutto il cuore li dedico a tutti loro.
Alice nel Paese delle Meraviglie entrò all’Aeroporto del Paese delle Meraviglie (quintessenza dei non luoghi!) nel luglio del 1986. Qualche settimana di aula di addestramento (con un insegnante severissimo ed abbastanza intransigente – non lo ringrazierò mai abbastanza – la sua bravura e la sua antipatia mi prepararono all’ambientino che dovevo affrotare)
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