lunedì, gennaio 07, 2008

Londra - gennaio 2008


Ora ti racconto di Londra........
sono tornata da Londra, malvolentieri . In effetti a Heathrow, per un attimo, ho avuto un guizzo, un lampo, una tentazione: quella di riprendere la metropolitana e tornare in città, cercarmi un bed and breakfast, un appartamentino a buon mercato e fermarmi di più. Tuttavia vi erano motivazioni e responsabilità serie che mi spingevano a tornare. Ma la tentazione era molto, molto forte.
Sono tornata a Londra dopo trent'anni (se dimentichiamo i mordi e fuggi per accompagnare due amiche e una scappata veloce per farla brevissimamente visitare a mia figlia bambina, di corsa - ero di stanza a Brighton, allora -).
Londra è stata per me una città d'adozione, una delle città che mi ha accolto con cura e tenerezza, quando, adolescente, mi recai per la prima volta fuori di casa, a vivere per tre mesi lontano dalla mia famiglia.
Ci siamo trovate, io e lei, cambiate entrambe, con molte rughe sull'anima e grossi dolori in più, io con una figlia adolescente entusiasta e curiosa, lei con molti figli in più, tutti di diversa estrazione, apparentemente molto integrati e fieri sia della propria provenienza sia della propria identità.
Trent'anni fa, quando mi svegliai in una fresca mattina di giugno e uscii dall'ostello per farmi una passeggiata, fugii di corsa nella mia stanza spaventata da tutta "quella gente, tanta gente, di tante razze diverse".
Io venivo da Milano, città considerata moderna, all'avanguardia, "a la page". Mi pareva di provenire da un paesino della campagna, operoso, popolato, indaffarato, ma comunque da un modesto paesino della bassa.
Fu il gruppo, la condivisione con gli altri studenti ad aiutarmi: una via di mezzo tra Alice nel Paese delle meraviglie ed il Mago di Oz.
In capo ad un mese, aiutavo io i nuovi, o gli amici in difficoltà.
Non era sicuramente merito mio, bensì del gruppo, e della città. L'accoglienza di questa città.
Trovarmi lì dopo tanto tempo, è stato come...tornare a casa.
Nelle prime visite veloci fatte in precedenza, avevo una tendenza: quella che io chiamo "tornare all'ombelico del mondo". Dovevo sempre fare una sorta di pellegrinaggio verso i luoghi in cui avevo vissuto: Campden Hill Rd e Olympia. E tutte le volte che mi apprestavo a percorrere queste strade, mi prendeva un groppo in gola, una stretta al cuore, una delicata maliconia.
Questa volta no: ho tentato di mettermi alla prova. Ho detto a mia figlia:ora ti faccio vedere dove studiava la mamma. Ma ho iniziato a percorrere Camden Hill Rd e, poco dopo le belle case sulla sinistra (venendo da Kensington Hill Str) e gli edifici del municipio sulla destra, non appena ci stavamo apprestando ad attraversare la strada per raggiungere gli edifici universitari, ci siamo fermate. Stavamo chiacchierando. Ho indicato la palazzina in cui dormivo, la mia camera e dove studiavo e poi con un sorriso ho girato i tacchi: avevamo altri programmi divertenti ed interessanti. Ci siamo fermati a mangiare in un bel posticino in Camden Hill, il Med Kitchen (www.medkitchen.co.uk) e poi siamo andate a South Bank, dove il richiamo di un giro sul London Eye e di una passeggiata sul Millenium Bridge era troppo forte.
Sono cambiata. Quella scappata mi ha fatto bene: mi ha fatto capire che quel luogo era già fortemente dentro di me. Ed io volevo guardare oltre.
Abbiamo prenotato un pò all'ultimo e, avendo deciso di partire proprio durante le feste natalizie, farsi un pacchetto di soli 4 giorni, risultava costoso, persino con Internet. Partire dal 2 gennaio (rinunciando alla parata del primo dell'anno) mi sembrava più consono alle mie tasche. Ho trovato sistemazione in un hotel turistico in zona Bloomsbury il President Hotel, accanto a Russel Sq. Hotel accettabile, se si opta, al posto delle camere piccolissime ma tranquille verso il cavedio interno per le camere verso la strada un pò più rumorose ma più carine: l'hotel in generale è abbastanza pulito ed il personale molto gentile e disponibile. Uniche pecche: l'assenza dello scopino pulisci water in bagno (imbarazzante) e la pochezza del continental breakfast, servito in una sala piccolissima, strapiena, in cui le tovaglie, ahimè di tessuto (nonostante ciò sia positivo) sono sempre macchiate, colme di briciole e non vengono affatto rassettate. Il servizio in questa sala latita. La colazione consiste in fette di pan carrè prearrostite, burrini e marmellatine (non male) e qualche frutto sciroppato posto in micropiatti a disposizione, se riuscite a trovarne....Molto meglio optare per l'english breakfast, servito in un'ampia sala, con uova, bacon e altre cibarie tenute in caldo, da gustare su tavoli adornati con fiorellini freschi.
Peccato che all'atto della prenotazione non venga proposta la scelta: credo che comunque si possa cambiare sul posto; alternativamente, nei dintorni esistono baretti economici (vicino alla metro Russel Sq) o un market Tesco con ciambelle e dolcetti buoni e freschi (di fronte alla suddetta metro)
Tornando alla disponibilità del personale: questo è un hotel molto gettonato: in primis per la posizione centrale, ma non in zona trafficata;
si trova a 50 m. da una stazione del metro della Piccadilly Line (che porta in centro) e vicino al British Museum. Sembra poco?
E' frequentato da numerosi gruppi di europei, americani e asiatici. Ognuno con le sue richieste, con la sua conoscenza più o meno ampia della città e con le sue pretese. Non ho mai visto nessun membro del personale mancare di pazienza. Sempre sorridenti e affabili.

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