Gratitudine 2
Ho, abbiamo tutti lavorato in un "non luogo" (Marc Augè), un limbo metropolitano, uno spazio di arrivo e partenza, in cui noi lavoratori siamo stati (e molti sono ancora) un popolo abitante ma non troppo: tuttavia, anche lontano da questo "non luogo", molto legati ad esso, con un forte senso di appartenenza.
Come abitanti di "non luogo" abbiamo cercato di rendere col nostro essere e col nostro fare, questo luogo accogliente e ospitale. Non vi è persona alcuna, che io abbia conosciuto, che si è allontanata da questa volontà, da questa necessità.
Non credo che questo avesse a che fare con un obiettivo: il servizio alla comunità. Credo che si sia autoprodotta invece una sorta di selezione naturale, che, con tutto il rispetto verso gli organi preposti alla selezione del personale, è stata frutto di una scelta individuale.
Nel primo anno di lavoro, ho visto molte persone andarsene: molti avevano ricevuto altre proposte di lavoro, altre non si sentivano di sopportare lo stress dei turni e del contatto col pubblico. Erano persone molto valide ed entusiaste, tuttavia avevano capito che quella non era la loro strada.
Una delle note positive più apprezzate in questo lavoro consisteva nel fatto che "non ti portavi il lavoro a casa": timbravi il cartellino e non avevi pratiche in sospeso, clienti da richiamare, scadenze da rispettare. Nulla di più errato! Il lavoro te lo portavi e te lo porti ancora, a casa! Mi si chiederà: ma quale lavoro? Ti porti a casa gli aerei? I passeggeri? Sissignore!
Ti porti a casa aerei e passeggeri! Non nel senso che di notte, a letto, ti giri e dici:"Scusa sposta la fusoliera un pò più in là che non ho spazio!" oppure "Scusi, finchè non torna con l'autorizzazione della compagnia aerea, non dormo".
No....quasi.
Beh, di casi "difficili" ne capitano tanti: persone con biglietti scaduti e che non ne vogliono sapere di comprare un biglietto nuovo, persone con biglietti contraffatti, documenti scaduti, prive di documenti, persone che ignorano regole sui bagagli, sui tempi di presentazione al check in, su ciò che possono o non possono trasportare con sè, persone in estremo ritardo, con veri e propri problemi di salute che qualcuno non ha informato sulle tempistiche di presentazione o sulle modalità di trasporto.
Queste difficoltà, tuttavia, diventano casistica normale e, col tempo e con l'esperienza, si impara ad affrontarle, a risolverle. Nel bene del passeggero.
Tutto cambia, però, quando la tua controparte non collabora: quando, per sue problematiche personali, boicotta il tuo lavoro con rabbia, arroganza, presunzione. Due o tre casi al giorno (o anche di più, sotto Natale o d'estate) e ti porti il passeggero "a casa". Te lo porti anche "in mensa", ove diventa argomento di conversazione coi colleghi e argomento di conversazione tra il tuo stomaco e il tuo fegato, con ovvie conseguenze sulla digestione.
Ogni giorno, inizialmente, pensi:"ma chi me la fa fare?" ed inevitabilmente ogni giorno ti rispondi "andrà meglio".
Ogni giorno capita qualcosa di più complesso e che coinvolge, magari, più persone e tu ti dici "questo è il mio lavoro, devo imparare a farlo. non è sempre così e poi mi dà da mangiare"
Nel periodo delle nebbie (oggi non così frequente come 10-15 anni fa) avevi un bel da fare a gestirti al banco di check in 20-30 persone che continuamente ti chiedevano se qualcosa è cambiato (con una frequenza di 10-15 minuti ognuno...). Nei casi di overbooking, d'estate, ti ci vuole una calma ed un rispetto buddici per spiegare ad una persona che parte per una meritata vacanza, che, pur essendosi presentata assolutamente in tempo per la registrazione, la compagnia aerea ha venduto 30 posti in più oltre il massimo di capienza dell'aereo e che il volo è già pieno: i primi tempi non hai il necessario distacco per affrontare la delusione e la rabbia altrui (distacco che è necessario per trovare soluzioni alternative). Ti lasci coinvolgere e soccombi emotivamente.
Durante lo sciopero dei piloti Alitalia di parecchi anni fa, non riuscivi a far capire alle persone che tu non lavori per una compagnia specifica, bensì per tutte le compagnie, ossia per un ente di gestione dei servizi aeroportuali:
quindi, regolarmente, ti sentivi apostrofare in malo modo, qualcuno si è visto allungare anche un ceffone.
Il peggio è che, per la società per cui lavori, tutto ciò è perfettamente fisiologico.
venerdì, gennaio 25, 2008
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