
Monelli!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Quanto ancora monelli? Grazie al consiglio di Gaia Giordani, sul
suo articolo "I pargoletti di oggi e gli smidollati di domani" apparso su e-polis di venerdì 23 marzo (www.epolismilano.it), sono andata a vedere la mostra "Monelli!" a Palazzo Litta. Terminava oggi, ossia il 25 Marzo.
Esposizione e vendita di libri per bambini e ragazzi, organizzata dalla Libreria dei ragazzi (www.lalibreriadeiragazzi.it), interessante e divertente, persino in un contesto così buio e severo; spazi per colorare, ritagliare ed incollare, pasticciare tutti insieme; la foresta dei cento libri dedicata a Munari (tanti libri da sfogliare, appesi a tanti fili colorati che pendono dal soffitto...) e, dulcis in fundo, un rinfresco nella sala dedicata ai veri MONELLI della carta stampata: una vera chicca!
Certo, chi monello, come me, lo è stato davvero, non può scordare Giamburrasca e nemmeno nascondere di aver provato tante emozioni leggendo Pinocchio o sorbendosi, anche se per imposizione prima culturale, poi scolastica, il libro Cuore. Ma molti hanno scritto storie illustrate sui monelli, a partire dal tardo 1800.
Vorrei tanto conoscere l'etimologia della parola "monello"...
Una mostra così ti rende nostalgico e indubbiamente romantico.
I monelli hanno rotto le scatole ad intere generazioni di genitori, credo dalla prima comparsa di un essere umano sulla terra. Sporchi, cattivi, spudorati, senza creanza, siamo stati quelli che dovevano metterci lo zampino dappertutto e rendere più leggera quell'atmosfera adulta così cupa, fatta di convenzioni, di regole, di orari, di salamelecchi, di ipocrisia.
La più leggera delle monellerie? Mettere sotto al cuscino di una poltrona della sala il cuscino ad aria che simula la scoreggia "scappata" al malcapitato che ci si siede sopra. Farlo in una sera con gli amici dei miei,
quelli più cicciotti (ma...indice di poca monelleria: gli amici più spiritosi)
e "vedere di nascosto l'effetto che fa". Grande!!! Il segnale della vittoria?
Lo sdegno dei miei. Il segnale della sconfitta? Le risate di quei signori.
Ma ce ne sono altre, cento altre....più toste: le più divertenti? Quelle di gruppo. Le più indimenticate? Quelle subite.
Per elaborare una monelleria ci voleva senso di osservazione, conoscenza della psicologia della vittima e creatività, tanta creatività. Unica condizione? La monellata poteva far danno, ma non doveva svilire, magari svegliare il destinatario, ma non svilirlo. A meno che il destinatario fosse adulto e rigido, troppo rigido e becero. Allora l'umiliazione, nella speranza del bambino era svelare la debolezza, il limite della rigidità, era catartica.
Ad occhio e croce i monelli più incalliti si collocano proprio nell'epoca tra l'ottocento e la metà del novecento. E dopo? Dopo il '60...che bisogno c'era di ribellarsi? In anni di educazione liberal, di Dr.Spock, di lasciapassare ad ogni sorta di comportamento, di affievolimento della creatività, nonostante i Munari, le Montessori o Steiner.....
I bambini sono mai più stati bambini? E monelli?
Gli sguardi emozionanti di alcuni piccoli visitatori mi hanno emozionato:
hanno la dolcezza, la purezza negli occhi. In quegli occhi grandi c'è tutto il mondo, tutta la natura incontaminata, tutto l'amore e la fiducia del mondo.
C'è la curiosità: un bimbo mi seguiva con gli occhi, mentre cercavo di prendere dal tavolo del rinfresco "Giamburrasca" un croccantino. Ho sentito qualcosa dentro, complicità infantile. Sì, hai ragione, nel profondo sono sempre bambina, la monella, la candida, colei che ha come te tutto il mondo e tutto l'amore del mondo dentro. Ma, vedi, ho un corpo da grande e tante esperienze che hanno cercato di creare nella testa tante barriere: le paure. L'importante, sai cos'è? E' riconoscerle e conoscerle. Tutto lì.
Quando si era monelli, ci si metteva alla prova, senza rabbia, nè aggressività. Ci si metteva alla prova per sapere fin dove si poteva arrivare.
Oggi, che ho questo corpo da grande, non è cambiato molto: sono cambiati gli obbiettivi, la modalità, ma si prova a capire ancora fin dove si può arrivare. Senza sfidare altri, ma rispettandoli, invece. Si sfidano i propri limiti, amico mio. Si prova a rompere le proprie convenzioni, i propri muri di gomma. Ci si ribella ancora, sai? Ma con dolcezza e se fa capolino la rabbia, bisogna che ci si fermi. Nei giochi non c'è rabbia, vero? C'è gioco, stare insieme, mettersi in gioco tutti insieme, metterci quello che abbiamo, che sentiamo, che inventiamo.
Hai ragione, i miei occhi azzurri e questa testolina di ricci biondi che vedi non mentono: sono proprio come te e spero di esserlo al meglio.
Mi hai fatto pensare, amico mio: mi hai fatto rivedere dentro, amico mio.
Mi hai ricordare chi sono e, nel giorno che precede il mio 48° compleanno non è poco, è un regalo importante. Non so come ti chiami, ma per me sei tutti i bambini del mondo e in cuor mio, nel profondo, sappilo, ti voglio tanto, tanto bene.
2 commenti:
Tantissimi auguri! Dal tuo post apprendo che hai circa l'età di mia mamma, stesso colore di capelli, stessi occhi. E a quanto pare, altrettanta sensibilità. Gaia Giordani
Ciao Gaia! Che piacere leggerti..mi fa piacere sentirmi in buona compagnia della tua mamma!
E mi fa molto piacere di leggerti. Scrivi, scrivi, scrivimi: sono curiosa di sentire pareri di lettori di tutte le età! Ah, a proposito...mi sentirai spesso "coinvolta" in tematiche riguardanti i giovani. Ho una figlia adolescente e il mondo dell'adolescenza mi affascina e, inevitabilmente mi porta a rivedere la mia adolescenza..
Attendo ancora tuoi commenti! A presto!
Specchiosegreto
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