sabato, novembre 18, 2006

Le scarpe


Le Scarpe.
Considerazioni semiserie su un oggetto di uso “quasi”
Comune.

Il mio sogno sarebbe poter farne a meno….davvero!!! Vivere in quei luoghi nei quali ne puoi fare a meno.Che so…spiagge tropicali…insomma luoghi che ti impediscano questa tortura…La tortura di non poter essere a contatto con la Madre Terra, con la nuda terra, con la sua morbidezza, le sue asperità, la sua accoglienza.
La scarpa è il primo oggetto innaturale che ci obbligano a mettere, dopo il pannolino. Ma da piccoli, solitamente una inspiegabile pietà per le creature, porta l’essere umano a dispensarli di questa sovrastruttura ritenuta, poi a torto o a ragione, indispensabile per una giusta postura, crescita e quant’altro…Mi risulta che i Masai abbiano una postura eccelsa, pur non conoscendo, in età infantile, l’uso delle scarpe. Al massimo, poi, nell’adolescenza e oltre utilizzeranno i sandali…Eppure, hanno una spina dorsale ed un equilibrio perfetti, ad di là di ciò che concerne il loro luogo di nascita, le condizioni climatiche ed ambientali, il loro stile di vita.
Eppure, udite, udite, i negozi di scarpe, soprattutto sportive, sono presi d’assalto da nugoli di mammine smaniose di comprare l’ultimo modello di Nike o peggio Logan a misura 0. Per metterli a pargoli che le guardano perplessi, seduti come sono nei loro passeggini o sdraiati, ancor peggio, nelle loro carrozzine. L’industria calzaturiera ha sviluppato per forza di cose, su richiesta del mercato, intere linee per i pargoli under one.
E le manie dei grandi iniziano ad influenzare i piccoli senza rispetto (hai mai visto quanto son belli quei lanci di scarpe dai passeggini, in pieno viale? Ma mamma, ci sei o ci fai? Queste cose nun me rimbalzano….anzi guarda le faccio pure rimbalzà, che mi diverto….. –La mamma un po’ meno-)
Poi il pargolo cresce, e cresce in fretta, sai tutta quella bella alimentazione artificiale che gli propiniamo, e al nido e alla scuola materna, la scarpa, oltre che “essere necessaria”, distingue.
Ma le distinzioni ancora non si vedono, perché, maestre esperte ed intelligenti optano per le calzine antisdrucciolo, più comode e sane.
Comode e sane eccome! Infatti nella maggior parte dei paesi scandinavi, ma anche in Inghilterra, Svizzera e Germania, le calzine antisdrucciolo hanno soppiantato la ciabatta, frutto di una mente malsana.
Ma nei paesi Latini, no. In questi paesi chi opta per la naturalezza del piede “libero” o è uomo o è donna selvaggia, donna che balla con i lupi.
Lo zoccolo o ciabatta, distingue caratterialmente chi li porta, ne evidenzia i lati oscuri e segreti, oppure ne sottolinea la banalità.
Sholl’s per chi è attento al plantare giusto, per chi sta molto in piedi, per chi vuol essere caporeparto anche in casa, o pescatore di perle nel proprio bagno…Giesswein o friulane per lo snob che non si può far trovare in mutande da una visita improvvisa, per chi si vuole guardare allo specchio e non rinunciare a mai all’immagine che si è fatto di sé stesso. Peluche con annessi e connessi di coniglietti e orsacchiotti per chi vorrebbe tornare all’infanzia e non ci riesce…e lo fa almeno nelle ciabatte.
Pelle per chi ha sempre usato ciabatte in pelle nella casa materna, e non accetta nessun’altra alternativa, perché la considera, perlomeno, disdicevole.
Tacco e magari un pompon di boa per le anime meretrici…quelle veramente tali, anche nelle sovrastrutture coriacee. Estremiste, convinte
(almeno per quanto dicono) apparentemente libere di scegliere e di chiedere…..
Ohibò le scarpe. Nanni Moretti le guardava dalla grata dello scantinato,
rallegrandosi, eccitandosi, scandalizzandosi. E perché, poi?
Da cosa ha origine il feticismo legato alla scarpa?
Non sono uno specialista e le mie considerazioni sono umili e discutibili (e meno male!) e bastano ad indicare che quest’oggetto non mi piace.
Ma anch’io lo compro, lo scelgo, le abbino in base a chissà quali dinamiche mie o indotte.
Mio padre, costretto al momento su una sedia a rotelle, una volta vero e proprio dandy giramondo, sceglieva le sue accuratamente. Dovevano essere di buon pellame, durare e accordarsi al suo abbigliamento. Le puliva con cura. Dovevano essere sempre lucide. In casa non metteva mai ciabatte. Le indossava esclusivamente prima di andare a dormire: ovviamente ciabatte in pelle, che venivano regolarmente fatte sparire all’alba nella scarpiera. Francamente non mi ricordo cosa indossasse al mare, quelle poche volte che ci ha raggiunto. Non conosco il suo lato selvaggio, non l’ho mai visto, contriaramente da quello isideo di mia madre, solare e magica.
Mia madre amava i piedi nudi, amava ogni genere di scarpa e assenza di essa, mia madre amava la vita.
Mio padre ora ha i piedi gonfi, la sua circolazione è K.O, è disidratato, la sua pelle chiede aria e luce. Gli ho comprato calze corte, che non gli blocchino la corsa del sangue nelle vene e nelle arterie, e sandali a strappo, perché il suo piede respiri felice, come avrebbe dovuto fare già da molto tempo.
Se proprio di scarpe si deve camminare, almeno che non vi sia vizio di esibizione e di stupida ambizione. La scarpa è un paradigma della teoria della relatività, dovrebbe aiutarci a stare magneticamente attaccati al pavimento del mondo. Dovrebbe allora solo essere comoda, per portarci laddove il nostro spirito sente la necessità di andare.
Un detto chassidico recita più o meno così “I tuoi bisogni materiali sono le mie esigenze spirituali” : adattiamolo ad una parte importante del ns corpo, il piede e colleghiamolo alla scarpa….
Quel detto è di una saggezza inaudita.

Nessun commento: