venerdì, novembre 24, 2006


Coccole...

La mattina mi svegliava cantando, faceva entrare la luce nella stanza, mi dava un bacio e poi mi aspettava in cucina, per sedersi con me a bere prima il the, poi più tardi negli anni il caffè.
Mi chiedeva come avevo dormito, preparava il pranzo e profumava di buono, emanava un profumo di fresco, floreale, pulito. Me l'abbracciavo tanto.
Era come perdersi in qualcosa che è più grande, più profondo. Qualcosa che non ha fine. Non era mai necessario chiedere le coccole, mai scontato riceverne. Potevi anche essere lontana mille miglia e quelle coccole erano insieme a te. A volte le coccole erano un sorriso, una parola di sostegno, un gesto affettuoso, un silenzio quando necessario.
Tornare a casa dopo mesi all'estero e trovare un vaso colmo di fiori, un piccolo pensiero, un grande abbraccio e un ambiente caldo profumato di buono. Buon cibo, lenzuola morbide con l'odore di quand'eri bambino e buoni libri, i tuoi. Buoni amici, quelli di tutti. Amici da incontrare, coccolare, ascoltare,ridere e piangere. Amici con i quali camminare a lungo, condividendo emozioni, pensieri estemporanei, ma anche con cui discutere e anche litigare. Cose da conoscere, tante, un'immensità. Cose da dividere,tante, un'immensità. Cose da vivere: un'immensità. E poi musica, arte colori amonia forme, libri parole tuffarsi dentro dimensioni vicine o sconosciute, natura aria terra acqua ed energia, correre e abbandonarsi. Coccole..
E poi incontrare tanta gente, di tutti i paesi e tradizioni e scambiarsi pensieri, idee e passioni, rimanere a bocca aperta a tanti racconti, fare esperienze insieme e poi scoprirsi vicini nel cuore, nel profondo, sentirsi sempre come a casa, ovunque e con chiunque. Coccole...
E il lavoro, scoprirsi in un contesto complesso, mettersi alla prova, giocare ciò che si è, scoprire che a volte non interessa a nessuno, a volte si. Scoprire che a volte dai tutto e a volte per oscuri disegni non ti vien chiesto nulla oppure più di tutto. E devi oltrepassare i limiti, della pazienza, della resistenza, di ciò che finora avevi sperimentato. Scoprire i tuoi valori inviolabili, che sono alla base delle tue scelte. Scoprire i limiti dei tuoi principi e intuire che puoi andare oltre. Coccole....
E poi i figli, sapere che non c'è dono più grande, sfida più dura,
responsabilità più forte, ma anche gioco più bello, specchio più sincero, emozione sconfinata, ansia più profonda, ottimismo più incrollabile, tenerezza, autoanalisi, fiducia.Coccole...
E poi l'amore, crocevia di ogni cosa. Non ha seguito, non ha coccole.
Ho trovato coccole in ognuna delle cose descritte, la vita mi ha coccolato, le difficoltà e i dolori mi hanno coccolato, gente di ogni nazionalità mi ha coccolato, figlia e amici mi hanno coccolato. Persino i nemici mi hanno coccolato. Lo hanno fatto disinteressatamente (neppure amici e detrattori sono riusciti a farlo con interesse). A conti fatti posso dire che Dio mi ha coccolato. Io ho seguito l'istinto e con gioia ho coccolato e coccolato. Ma qualcosa sento che sia necessario che si compia:
la coccola del mio complemento, l'uomo. La coccola sua e quella mia, perchè questa coccola l'ho raramente incontrata e conosciuta. E la costante è per me un mistero. Ho conosciuto passione e ardore, con la quale ho potuto guadare fiumi, attraversare mari, abbattere muri.
Non ho ancora conosciuto l'equilibrio e l'armonia in quest'incontro, sebbene mi sia così naturale nell'incontro con il prossimo. C'è qualcosa di incoerente e destabilizzante in tutto ciò, qualcosa che non porta al compimento.
Qualcosa di così atroce e doloroso in tutto ciò, da svilire ogni afflato.
Ricomporsi, ritrovarsi, per dar voce ad ogni cosa, per dare coccole all'universo.

domenica, novembre 19, 2006

Filastrocca dei punti di svista

Filastrocca di nonno Battista.

Questa è la filastrocca di mio nonno Battista: lui la chiama la filastrocca dei punti di svista.

Dice: bambina mia, chi mai dirà, se non per sua opinione, qual'è la
verità?

Lui ha la pelle chiara perchè lei ce l'ha nera e lei ce l'ha nera perche lui bianca ce l'ha...

Lei ci ha il velo sul capo e lei invece la minigonna, ma perchè
ognuna di lor vergogna dovrebbe aver?

Lui prega in chiesa, lei in sinagoga e l'altro invece invoca il suo Allah. Egli invece si reca al suo tempio Indu. Ma dimmi:
dove è scritto che hai ragione tu?

Lui ha le Nike, lei le Coverse e a te la mamma compra le scarpe ai saldi..Ma qui da noi gli autunni sono sempre caldi...

Tuo fratello cerca lavoro ormai già da sei mesi: i soldi che ha da conto, giuro, non li ha mai spesi. Capisce ben Juanita, Ivan e anche Alì:mandano i soldi a casa, ma voglion viver qui.
Lontano dalle angosce, da povertà e paura e dall'imman tragedia di qualche dittatura. Trovano ahime razzismo, porte chiuse e diffidenza. Quanta paura fa, bambina mia la differenza!

Chiude le bocche e i cuori, raggela anche i pensieri: ma che cosa c'è di male se al mondo siamo bianchi gialli o neri?

C'è, dai ascolto al nonno tuo Battista, che la questione è vecchia, la storia del punto di svista: quel che l'altro appare, dipende da chi lo guarda.

Se davanti avesse uno specchio un uomo si fermerebbe, guarderebbe attento e poi sorriderebbe. E poi passando oltre quell'uomo specchio andrebbe e di paura e critica bisogno non avrebbe.



sabato, novembre 18, 2006

Buona notte

Buona notte, mi appresto a entrare in un portale argentato ed evanescente: tutto mi rivela, nulla mi spiega.
Mestamente mi appresto ad essere umile, chè l'umiltà è l'unica veste che mi appresto ad indossare per danzare col Sogno.
Conoscerò amori senza viso, simboli noti che riconoscerò tra molti mesi.
Ascolterò voci care che non potrò udire mai più con umano senso.
Mi verranno mostrate immagini cariche di significato, che scorderò all'alba.
Un'ultima sigaretta, un'ultimo pezzo di solitudine.
Di notte tutto è finalmente reale.
Nel sogno, vera realtà, non si è mai soli.

Le scarpe


Le Scarpe.
Considerazioni semiserie su un oggetto di uso “quasi”
Comune.

Il mio sogno sarebbe poter farne a meno….davvero!!! Vivere in quei luoghi nei quali ne puoi fare a meno.Che so…spiagge tropicali…insomma luoghi che ti impediscano questa tortura…La tortura di non poter essere a contatto con la Madre Terra, con la nuda terra, con la sua morbidezza, le sue asperità, la sua accoglienza.
La scarpa è il primo oggetto innaturale che ci obbligano a mettere, dopo il pannolino. Ma da piccoli, solitamente una inspiegabile pietà per le creature, porta l’essere umano a dispensarli di questa sovrastruttura ritenuta, poi a torto o a ragione, indispensabile per una giusta postura, crescita e quant’altro…Mi risulta che i Masai abbiano una postura eccelsa, pur non conoscendo, in età infantile, l’uso delle scarpe. Al massimo, poi, nell’adolescenza e oltre utilizzeranno i sandali…Eppure, hanno una spina dorsale ed un equilibrio perfetti, ad di là di ciò che concerne il loro luogo di nascita, le condizioni climatiche ed ambientali, il loro stile di vita.
Eppure, udite, udite, i negozi di scarpe, soprattutto sportive, sono presi d’assalto da nugoli di mammine smaniose di comprare l’ultimo modello di Nike o peggio Logan a misura 0. Per metterli a pargoli che le guardano perplessi, seduti come sono nei loro passeggini o sdraiati, ancor peggio, nelle loro carrozzine. L’industria calzaturiera ha sviluppato per forza di cose, su richiesta del mercato, intere linee per i pargoli under one.
E le manie dei grandi iniziano ad influenzare i piccoli senza rispetto (hai mai visto quanto son belli quei lanci di scarpe dai passeggini, in pieno viale? Ma mamma, ci sei o ci fai? Queste cose nun me rimbalzano….anzi guarda le faccio pure rimbalzà, che mi diverto….. –La mamma un po’ meno-)
Poi il pargolo cresce, e cresce in fretta, sai tutta quella bella alimentazione artificiale che gli propiniamo, e al nido e alla scuola materna, la scarpa, oltre che “essere necessaria”, distingue.
Ma le distinzioni ancora non si vedono, perché, maestre esperte ed intelligenti optano per le calzine antisdrucciolo, più comode e sane.
Comode e sane eccome! Infatti nella maggior parte dei paesi scandinavi, ma anche in Inghilterra, Svizzera e Germania, le calzine antisdrucciolo hanno soppiantato la ciabatta, frutto di una mente malsana.
Ma nei paesi Latini, no. In questi paesi chi opta per la naturalezza del piede “libero” o è uomo o è donna selvaggia, donna che balla con i lupi.
Lo zoccolo o ciabatta, distingue caratterialmente chi li porta, ne evidenzia i lati oscuri e segreti, oppure ne sottolinea la banalità.
Sholl’s per chi è attento al plantare giusto, per chi sta molto in piedi, per chi vuol essere caporeparto anche in casa, o pescatore di perle nel proprio bagno…Giesswein o friulane per lo snob che non si può far trovare in mutande da una visita improvvisa, per chi si vuole guardare allo specchio e non rinunciare a mai all’immagine che si è fatto di sé stesso. Peluche con annessi e connessi di coniglietti e orsacchiotti per chi vorrebbe tornare all’infanzia e non ci riesce…e lo fa almeno nelle ciabatte.
Pelle per chi ha sempre usato ciabatte in pelle nella casa materna, e non accetta nessun’altra alternativa, perché la considera, perlomeno, disdicevole.
Tacco e magari un pompon di boa per le anime meretrici…quelle veramente tali, anche nelle sovrastrutture coriacee. Estremiste, convinte
(almeno per quanto dicono) apparentemente libere di scegliere e di chiedere…..
Ohibò le scarpe. Nanni Moretti le guardava dalla grata dello scantinato,
rallegrandosi, eccitandosi, scandalizzandosi. E perché, poi?
Da cosa ha origine il feticismo legato alla scarpa?
Non sono uno specialista e le mie considerazioni sono umili e discutibili (e meno male!) e bastano ad indicare che quest’oggetto non mi piace.
Ma anch’io lo compro, lo scelgo, le abbino in base a chissà quali dinamiche mie o indotte.
Mio padre, costretto al momento su una sedia a rotelle, una volta vero e proprio dandy giramondo, sceglieva le sue accuratamente. Dovevano essere di buon pellame, durare e accordarsi al suo abbigliamento. Le puliva con cura. Dovevano essere sempre lucide. In casa non metteva mai ciabatte. Le indossava esclusivamente prima di andare a dormire: ovviamente ciabatte in pelle, che venivano regolarmente fatte sparire all’alba nella scarpiera. Francamente non mi ricordo cosa indossasse al mare, quelle poche volte che ci ha raggiunto. Non conosco il suo lato selvaggio, non l’ho mai visto, contriaramente da quello isideo di mia madre, solare e magica.
Mia madre amava i piedi nudi, amava ogni genere di scarpa e assenza di essa, mia madre amava la vita.
Mio padre ora ha i piedi gonfi, la sua circolazione è K.O, è disidratato, la sua pelle chiede aria e luce. Gli ho comprato calze corte, che non gli blocchino la corsa del sangue nelle vene e nelle arterie, e sandali a strappo, perché il suo piede respiri felice, come avrebbe dovuto fare già da molto tempo.
Se proprio di scarpe si deve camminare, almeno che non vi sia vizio di esibizione e di stupida ambizione. La scarpa è un paradigma della teoria della relatività, dovrebbe aiutarci a stare magneticamente attaccati al pavimento del mondo. Dovrebbe allora solo essere comoda, per portarci laddove il nostro spirito sente la necessità di andare.
Un detto chassidico recita più o meno così “I tuoi bisogni materiali sono le mie esigenze spirituali” : adattiamolo ad una parte importante del ns corpo, il piede e colleghiamolo alla scarpa….
Quel detto è di una saggezza inaudita.

Trecce e trame






Le trecce per me rappresentavano per me un permesso accordato a mia madre di contenere la mia natura “selvaggia”. Avevo capelli ricci e crespi: mi
Piaceva tenerli lunghi e così il capo assumeva la connotazione di una criniera leonina che incorniciava un volto magro, pallido e con grandi occhi azzurri. Il pallore e la magrezza, tipici di una natura linfatica, mal si addicevano a quel trionfo tricologico…
Inoltre questa massa di capelli rendeva l’ovale del viso ancor più scarno, lo soffocava.
Ecco che si idearono per me le trecce…che in giovane età erano due, nell’adolescenza una, lunga sulla schiena e molto stretta. Quella testina che improvvisamente diventava povera e smilza, mi fece guadagnare, da parte dei maschi, l’appellativo, dolorosamente indossato, di “candela”, al quale mia madre disse di non dar retta. Presto, verso i 15 anni presi una decisione drastica: mi tagliai cortissimi i capelli ed eliminai dalla mia vita le/la treccia. Entrai al Liceo con una minicriniera ricciolina, profondamente mia, che diventò presto folta, come quella di Angela Davies e della quale andavo molto fiera. Ma una cosa è certa: dall’infanzia non mi feci piu crescere i capelli così lunghi e belli com’erano. Nessuno mi aveva insegnato a curarli, erano solo una gran palla per tutti, così come la natura femminile e selvaggia alla o: coraggiosa, aggressiva, rompiballe, entusiasta e incredibilemente sola e sognatrice.
Sognare è sempre stato il mio passatempo preferito: nella casa paterna, per sfuggire ad un modo sereno, ma rigido e contenuto di vivere, all’ esterno per sognare la grandezza di un grande disegno, mettermi in contatto quasi medianico con la grande trama, la trama dell’universo e oltre.
In questa trama sono entrata ed uscita diverse volte, facendo esperienze “reali” di un’irrealtà difficile da capire, per la mia giovane età. All’esterno sono avvenute le migliori illuminazioni, migliori per una creatura così incolta e semplice come me, di realtà che parevano allucinazioni.
In questo senso la vita non è stata povera con me di brusche cadute a terra e conseguenti problemi psicologici. Una quotidiana lotta, in alcuni periodi tra appartenenza al cielo o alla terra, all’assenza di razio o razionalità invadente ed imperante.
Mi trovo, ahime, a volte, a sentire il bisogno di raccontare simili esperienze, quasi a volermene alleggerire Il senso di colpa maggiore è quello dell’esibizionismo fine a se stesso, la mania di protagonismo, di un certo senso di superiorità che non mi appartiene, ma che a volte mi sembra essere l’unica spiegazione a questo bisogno che ho di condividere, di cercare affini, di svuotare un bagaglio scomodo e pesante, così colmo com’è di pizzi e merletti, vecchie trame di un tempo che fu, che ogni tanto vanno di moda, ma spesso si mettono nel cassetto perché troppo delicate e di difficile cura.
Le trame, le trame, mi piacevano quand’ero piccola…quelle create dal cotone, dalla seta, dalla lana.
Avevo una passione: quella degli arcolai.
Mia nonna, sarta raffinata di alta sartoria, aveva un bell’arcolaio nella sua casa. E quell’anziana signora che viveva nell’albergo di Cremeno, località in cui trascorrevamo gran parte delle vacanze, ne aveva uno su cui lavorava. Mi piaceva guardarla. Quando l’arcolaio era fermo, ci giravo intorno e lei mi avvertiva “tucchel no, che l’è periculus, se te se spungiet, in dulur…”.Un avvertimento saggio, che ho iniziato a comprendere solo alla soglia dei 50 anni: con l’arcolaio dei essere paziente, prudente e costante, se no una trama vera non la costruirai mai

Se mi è permesso...


Scusi Signor Chagall...nulla mai potrà esprimere così bene un mio Sogno..Posso?

GRAZIE!!!!!!!!!!!!!!!

venerdì, novembre 17, 2006

Notte di pioggia


Notte di pioggia
Lascia che ti accolga, inzuppami, attaccami capelli e abiti al corpo. Lava via dalla mente ogni pensiero spurio, pesante, ingombrante. Fai scivolare i pesi da questa schiena ingombra, da queste spalle doloranti.
Scivola via da queste mascelle indurite e contratte. Bagna questa bocca arsa. Penetra attraverso ogni poro, inumidiscimi l'anima.

venerdì, novembre 10, 2006

Preghiera della buona notte


Preghiera della buona notte

Dio di tutte le cose visibili ed invisibili, di tutti gli elementi, tutte le dimensioni e le direzioni,
Dio di tutti gli esseri che hanno vita e che apparentemente non l'hanno,
Di tutti i popoli che ti chiamano ognuno con il proprio nome,
di tutti gli esseri che ti temono e che si rifiutano di riconoscerti,
Dio degli oppressi, dei dimenticati, dei profughi e degli esiliati, Dio degli invisibili alla realtà e all'interesse altrui, Dio dei senza voce, dei non liberi, dei violati, dei perseguitati, dei malati,
Dio delle persone sole anche di quelle che realmente sole non sarebbero,
Dio dei depressi, dei senza speranza,
Dio dei manipolati, dei resi ciechi dall'omologazione,
Dio degli arrabbiati, degli sconcertati
Dio degli indifesi, dei puri , dei fragili,
di coloro che si considerano normali
di coloro che si credono pazzi e temono di non capire bene e che già molto hanno sperimentato e compreso,
Accoglici, sostienici e uniscici
chè in questa notte e in quelle che verranno possa la nostra anima
pian piano accogliere il grande disegno di unità eterna.
Che' si possa accogliere l'altro consapevolmente e con rispetto e si
possa guardarlo negli occhi senza sfida, vedendovi umilmente lo specchio del nostro personale e comune fare e pensare.
Possa la nostra umile anima trovare in questa notte ed in quelle che verranno un piccolo disegno per lasciare un segno d'amore nella storia dell'eternità.
Amen

mercoledì, novembre 08, 2006

Non capire un film




AIUTO!!!
2046
Mi sono completamente persa nei meandri di questo film. Ipotesi, possibili interpretazioni.
Mi piacerebbe sapere se la sua interpretazione è aperta oppure se il messaggio era unico (e ovviamente comprensibilissimo) perchè...
ultimamente la mia capacità critica si è presa una vacanza e questo sorprendente stupore mi ha colto anche quando al cinema, pochi giorni fa, ho visto.... Babel........

martedì, novembre 07, 2006

La luna azul



Un ultima sigaretta...e qualche considerazione su questa immagine...

E' bellissima questa luna azzurra...un fenomeno raro.

Avevo dieci anni. Ed ero incollata al televisore. Quelle immagini e quelle sensazioni sono dentro di me, fanno parte del mio DNA.

Sognavo...di poter andare là anch'io da grande. Camminando in assenza di gravità a balzelloni, con un cielo scuro tutt'intorno che immaginavo colmo di stelle ad illuminarmi il percorso. Piantare la bandiera (che in quel momento per me non aveva connotazioni particolari) significava: ce l'abbiamo fatta, siamo arrivati. Non era un successo di alcuni, ma di tutti. Quei tre uomini rappresentavano l'umanità. Oggi sono ingenua come allora. Continuo a credere che sia così, a dispetto di qualsiasi finalità di corsa alla conquista di traguardi speciali, che abbiano un marchio particolare.

Non è nostalgia, è speranza.

Anni dopo, un film, credo si chiamasse "Apollo 13" ipotizzava che l'atterraggio sulla Luna fosse una bufala spaventosa. Può darsi.

Possono avermi offuscato l'immaginario, inserendo un dubbio. Possono aver tolto purezza ad un sogno, ma la speranza no, nessuno me l'ha tolta.

E quella telecronaca infinita, a partire da three, two, one, fire! alla passeggiata tra le rocce lunari alberga ancora in un paesaggio ancestrale tra il già visto e conosciuto e l'idea di incompiuto al quale nessuno metterà mai mano.